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Carmelo Bene - Majakovskij "All'Amato Me Stesso"

"Educazione siberiana": la potenza delle regole - di Amanda Del Giglio PDF Stampa E-mail
Scritto da Amanda Del Giglio   

La potenza di un sistema basato sulle regole. A questo mi fa pensare ‘Educazione siberiata’ di Nicolai Lilin (Einaudi). La militare, perfetta efficienza di un sistema basato su delle regole paradossali, magari, crudeli a volte, ma coerenti, e umane nella loro violenza bestiale, quindi giuste. Con un equilibrio così preciso, che sono un piacere da mettere in pratica, perché sanno restituire a ogni cosa il suo specialissimo, unico posto nel mondo, quello con tutte le misure al millimetro, che può essere quello e nient’altro che quello. Un sistema all’interno del quale ogni domanda ha la sua risposta esatta e che consente a chi ne fa parte di affrontare con coraggio e consapevolezza, con severa serenità per parlare con parole d’altri,  il dolore, il pericolo, la paura. 

Il mondo dei criminali onesti è il mondo delle regole che si seguono per scelta, che trovano la loro ratio nella volontà e nella determinazione a voler appartenere a una comunità che sull‘introiezione di quel sistema, sulla personale adesione di ciascuno a quelle norme, si fonda, e nulla ha che fare con le regole ‘altre da sé’ su cui si basa la società e sulle ‘non regole’ dell’individualismo senza speranza.

In questo ‘Educazione siberiana’ è un libro profondamente, istintivamente fascista. E’ fascista al di là di quello che racconta e al di là di chi l’ha scritto. E’ fascista non nella visione del mondo ma nell’idea di mondo che esprime. Un’idea che non c’entra con picche e pistole, e c’entra invece con l’educazione, il rispetto, il rigore, ‘l’onestà’. Il ‘criminale onesto’: è in quest’ossimoro che il romanzo trova la sua anima. Una figura che vive la sua nemesi nel poliziotto e la sua degenerazione nel criminale disonesto.

Il poliziotto è ontologicamente l’infame, il vigliacco senza dignità che può essere sbeffeggiato, quello che è disposto a tutto pur di raggiungere il suo meschino scopo, privo di senso perché al di là di lui, indicato a comando. Il poliziotto è istituzionalmente colui che è deputato a far rispettare le regole ma paradossalmente ne ha smarrito il senso piu’ profondo: le regole lo trascendono, perché le regole del suo mondo non hanno piu’ legame con l’umanità, non appartengono più a chi è vittima inconsapevole ma colpevole della follia della burocrazia sovietica, grottesca caricatura di un sistema di norme coerenti che vorrebbe essere giunto all’estrema perfezione e che nell‘essere così estremamente perfetto ha reciso il filo che lo univa al mondo degli esseri umani.

Il criminale disonesto invece è chi ha perso perfino la cognizione dell’esistenza delle regole. Vive senza onore, peggio di un animale selvaggio perché non ha, come la fiera, il senso delle cose, non ha un obiettivo nemmeno altro da sé. Il criminale disonesto si è smarrito. Stregato dal fascino anarchico e distruttore del denaro, ha perso lui stesso ogni umanità, è diventato schiavo del suo individualismo sfrenato, delle sue pulsioni senza controllo. E da schiavo del nulla, si lascia andare alla crudeltà fine a se stessa e ai comportamenti piu’ bestiali in modo del tutto gratuito. Percorre a grandi passi la strada verso l’annichilimento: non appena si sarà esaurita la sua spinta vitalistica, inaridita dal suo girare a vuoto, passerà dalla bestialità alla bovinità del servo del capitalismo.