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“Ci sarà un bellissimo dopodomani”: fu così che risposi quando ad una delle prime riunioni in una sede di partito mi fu chiesto perché intendevo fare militanza politica. Una frase di Filippo Tommaso Marinetti che, a modo mio, utilizzai per far comprendere che nel presente noi costruiamo il futuro e che bisogna essere padroni della propria esistenza se si vuol modificare uno stato di cose che non ci piacciono.
Le lamentele non mi son mai piaciute, bisogna sempre rimboccarsi le maniche e contare sulle proprie forze. Il libro Filippo Tommaso Marinetti. Invenzioni,avventure e passioni di un rivoluzionario di Giordano Bruno Guerri edito da Le Scie, Mondadori, narra la vita dell’uomo da cui avevo preso in prestito quella frase. Marinetti un rivoluzionario? Sì avete letto bene, un rivoluzionario proprio come si legge nel sottotitolo del libro, non un semplice poeta. E anche se non sempre un rivoluzionario riesce nel suo intento, questo caso è diverso; non possiamo non ammettere, infatti, che il Futurismo fu avanguardia più che una semplice corrente artistica e che si tratta della più grande creazione culturale italiana per originalità e importanza dopo il Rinascimento. Il 2009 appena concluso è stato l’anno del centenario dalla pubblicazione del Manifesto futurista e l’idea di scrivere questo libro viene a Guerri perché “in un anno in cui il movimento artistico avrà la sua apoteosi, in un diluvio di mostre, studi e celebrazioni, si continua a trascurare la figura e l’opera del geniale inventore del Futurismo, che è un po’ come pretendere di capire il Fascismo ignorando Mussolini”. La ricerca minuziosa nella ricostruzione delle serate futuriste circondate dall’interesse dei giornali, della società e della politica del momento affascina e risulta molto scorrevole.
Un rivoluzionario vive di sogni, di passioni e quelle di Marinetti erano note: le donne, la Nazione, l’arte; tutte portate avanti con originalità e prive di una vera programmazione. E’ l’avventura il loro filo conduttore. Accade così che intere serate a teatro siano lasciate alla provocazione per suscitare la reazione del pubblico in sale sempre gremite e urlanti, accade così che venga dettato il Manifesto del partito futurista italiano ancor prima della nascita dei Fasci a San Sepolcro o che i futuristi tramutino le loro lodi alla guerra in azione, arruolandosi e portando lo spirito avanguardista anche al fronte. Questi comportamenti ci riportano ad un concetto della vita completamente diverso da quello delle nuove generazioni incapaci di reagire alla sterilità che gli si presenta dinanzi eppure questi uomini non hanno certo trovato terreno fertile ma hanno stravolto il concetto di “intellettuale” fino ad allora conosciuto turbando molti salotti bene. A Guerri bisogna dar atto di smentire il luogo comune del “disprezzo della donna” che Marinetti - antesignano anche in questo - voleva emancipare fino a metterla al pari dell’uomo. Fa parte del programma politico futurista l’estensione del suffragio universale alle donne.
I sentimenti non possono non albergare in un poeta e così vengono descritti l’amore e l’amicizia. Il primo quello provato e ricambiato dalla sua “Beny”, Benedetta Cappa sorella di Alberto e già scrittrice e pittrice futurista prima dell’incontro con Filippo Tommaso. Un amore più forte della differenza d’età e della necessità dell’uomo innamorato “di svuotare la propria pienezza in molte donne senza mutare” come scrive proprio “Beny” ricorrendo più all’ironia che alla gelosia. L’amicizia vissuta come vera e propria fratellanza permette a Marinetti di estendere la sua avanguardia in ogni campo artistico dalla pittura alla letteratura passando per il teatro e la cucina! Lo spirito goliardico di quella comitiva di cui faranno parte altri celebri artisti fra i quali Balla, Russolo e Boccioni permetterà a Filippo Tommaso di affrontare sempre con un immutato entusiasmo la vita, qualità rarissima negli intellettuali. Gli ultimi anni di vita, seppur vissuti nella malattia, lo riavvicinano al Fascismo che nella Repubblica Sociale ritrova la spinta rivoluzionaria del ‘19. In particolare l’avversione alla monarchia, da Marinetti sposata anche durante il ventennio, lo faranno aderire all’ultimo governo Mussolini contaminandolo agli occhi dei benpensanti e dei vincitori che lo condannano a un’irrazionale damnatio memoriae.
L’opera di Guerri ci restituisce la gloria del rivoluzionario e le contraddizioni dell’uomo comune.
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