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| I lupi di Pitesti - di Marco Zenesini |
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| Scritto da Marco Zenesini |
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Annullare l'anima, tagliando a brandelli il corpo nel quale è custodita. Annullare ogni autonoma capacità razionale. Rieducare, per formare nuovi soldati destinati alla gloria della Romania socialista, infallibilmente e paternamente retta dal Conducator Ceausescu.
In un suo libro uscito all'inizio di quest'anno (Musica per lupi. Il racconto del più terribile atto carcerario nella Romania del dopoguerra, Marsilio, Padova, 2010), il giornalista del Corriere della Sera Dario Fertilio adotta la tecnica della narrazione per esporre la propria accurata ricostruzione di quanto accadde, negli ultimi scampoli degli anni '40, presso il penitenziario speciale di Pitesti. Qui, un gruppo di ex detenuti capitanati dallo spietato Eugen Turcanu, già nella Guardia di Ferro ed anch'egli sottoposto a trattamento rieducativo, applicarono ai reclusi un particolare esperimento, elaborato da governo e Securitate, consistente nella loro sottoposizione ad ogni tipo di violenza fisica e morale, al fine, appunto, di annullarne del tutto la psiche per consentire il loro perfetto riallineamento al regime. Tra le vittime di Turcanu ed i suoi complici vi sono anzitutto ex legionari e monarchici, ma anche socialdemocratici, fedeli ortodossi, ebrei. Lungo le pagine del volume, si srotola la descrizione di una raccapricciante serie di torture e prepotenze, culminante nell'oscena celebrazione in chiave blasfemo – pornografica delle cerimonie natalizie. Il lettore rimane colpito anche dalle tecniche con le quali Turcanu riesce ad abbattere l'eventuale resistenza delle sue vittime così come a verificare l'affidabilità del personale penitenziario: estenuanti simulazioni, abilissimi interrogatori, atti pubblici di 'autocritica' (consistenti nell'attribuirsi perversioni e colpe mai realizzatesi), tali da indurre coloro i quali abbiano ceduto a cadere nella più cupa espressione della sindrome di Stoccolma, invocando e cercando ovunque i propri aguzzini. Alla fine, il governo si accorge che la vicenda avrebbe potuto travalicare i confini nazionali e mettere in cattiva luce Ceausescu ed i suoi. Turcanu verrà quindi processato e giustiziato assieme ad altri complici, accomunati dalla condizione di esecutori materiali del turpe progetto, mentre i mandanti non subiranno, come appare ovvio, alcunché. L'importanza di un'opera come Musica per lupi non risiede solo, ad avviso di chi scrive, nella sua capacità di fornire informazioni circa fatti sinora nascosti, e la cui conoscenza dovrebbe anche portare a prendere coscienza delle mistificazioni di massa sparse ovunque, per anni, da chi ha vinto la guerra, quella guerra; ma anche nella conferma che sradicare ed annullare ciò che è, e che non potrebbe non essere, come l'identità nelle sue più profonde e varie determinazioni, può condurre solo ad una fine ignominiosa, come quella che il regime di Ceausescu ebbe a subire. Allo stesso modo, sia pure in forme meno cruente (ma non meno, potenzialmente, negative), ogni ripartenza deve trovare un fondamento, un elemento di riconnessione, che non può risolversi nell'accettazione acritica e bovina di un modello altrettanto imposto. Nell'Europa centrale ed orientale, per anni la parola d'ordine è stata quella di uniformarsi ai padroni d'oltreoceano; ora, per quanto la situazione non sia certo di esemplare chiarezza, occorre constatare che quelle voci esprimenti una cultura ed un sentimento ben più profondi della plastica e delle lattine non si sono spente. Proprio per questo, i tempi a venire richiederanno parecchi, immani sforzi affinché questo non si traduca in un isolamento che è dispersione, ma che divenga il motore di più entità aggregate ad un asse, ad una terra, ad un'idea di civiltà: l'Europa. |


