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E se il Campidoglio divenisse un bivacco di manipoli?

da “Occidentale” di marzo 2012

Sono bastati pochi manifesti in giro per la città e nelle stanze del potere romano è già sceso un gelo sordo e pregno di paura. Perché a un movimento realmente libero, fuori dagli schemi, lontano dal mercato politico in cui tutti hanno un prezzo e nessuno un valore – a tutto questo loro non sono abituati. Dove per “loro” si intende l’establishment politico e clientelare che vegeta all’ombra di Alemanno e Zingaretti, i due candidati di Pdl e Pd alla poltrona del Campidoglio per le elezioni comunali del 2013. La discesa in campo di CasaPound, tuttavia, non era prevista. E promette di scompaginare le carte in tavola. Ne parliamo con Simone Di Stefano, vicepresidente di Cpi.

Alemanno, le Parti Démocratique et “La Torre”

Après avoir vendu Rome aux promoteurs, après avoir garanti l’impunité à leurs amis des centres sociaux, le PD s’attaque maintenant, non pas seulement au maire, ce qui serait compréhensible en tant qu’opposition officielle, mais à CasaPound Italia.
La source de la querelle ? Une ligne comptable dans le bilan de la ville concernant un édifice situé au 8 de la Via Napoleone III, « La Torre », plus connu sous le nom de CasaPound. 11,8 millions d’Euro, c’est le chiffre de toute la polémique. Pourtant, il ne s’agit pas de la valeur de l’achat du bâtiment par la ville mais simplement de la valeur comptable du bâtiment. Il n’y a pas eu de transfert de fond entre les deux administrations car il n’a pas eu d’achat mais un transfert de gestion du dossier.

L’Europa fra albe e tramonti

Giorni di cambiamenti, speranze, campagne d’odio e delusioni in un’Europa ancora e sempre spazzata dal vento forte di una crisi alla quale nessuno continua a saper far fronte. Vediamo allora di orientarci negli scossoni che hanno attraversato Atene e Parigi.

 

1. In Francia finisce l’era Sarkozy. Come uno uomo di tale mediocrità e arroganza abbia potuto segnare un’epoca in una nazione dal così forte pedigree sovranista resta un mistero. Nicolas Sarkozy resterà agli annali come uno dei presidenti francesi più “americani”, colui che ha mandato in soffitta l’asse Parigi-Berlino-Mosca che tante speranze aveva suscitato qualche anno fa, per sostituirlo con uno squallido direttorio mercantile franco-tedesco, l’ibrido antiestetico “Merkozy”. Di lui ricorderemo la relazione con un’ex modella botulinica, sfortunatamente di passaporto italiano, il fatto di averci riso in faccia in mondovisione, l’aver fatto ritoccare con photoshop le proprie “maniglie dell’amore” su alcune riviste che pubblicavano foto delle sue vacanze, una conferenza stampa tenuta probabilmente da sbronzo, l’aggressione proditoria alla Libia con tanto di zizzania creata ad arte fomentando sedicenti “ribelli” ben finanziati e istruiti, la scalata riuscita a gran parte del patrimonio industriale italiano nell’indifferenza e/o complicità del passato governo italiota e l’ostinazione suicida con cui ha perseguito la politica dell’arco costituzionale anti-Le Pen. Questa destra prepotente e impreparata merita di andare a casa senza rimpianti. E non solo a Parigi.

Fronte al deserto, oltre il deserto

E alla fine eccoci: dalla foglia di fico di una impossibile rappresentanza politica siamo passati alla nomina diretta da parte dei poteri forti di chi, dall’alto della sue capacità illuminate, dovrebbe salvare l’Italia dal baratro e dallo spettro di una fine simile alla Grecia. Un Paese a sovranità limitata dal 1943 (ma forse sarebbe il caso di rivedere le quote di indipendenza al ribasso e parlare quindi di ‘sovranità negata’) che in 69 anni ha avuto forse un paio di sussulti dal torpore e il cui popolo ha puntualmente prima amato, poi deriso e condannato alla solita, ridicola damnatio memoriae chi aveva provato a farsi carico di questi tentativi, che nei momenti di crisi (è questa la parolina magica invocata da tutti per permettere tutto) si vede sbattuto in faccia in modo ancor più palese quanto ormai non si tratti (non si è mai trattato) di governare una Nazione (tale frase fa, ahime, sorridere) quanto di amministrare per conto terzi una data zona geografica del Sistema- Mondo.

Alemanno, il Partito Democratico e la Torre

Questi c’hanno veramente la faccia come il culo. Dopo aver svenduto Roma ai palazzinari, dopo aver garantito ogni genere di prebenda politica agli amici dei centri sociali, dopo aver, a vario titolo, assegnato ogni metro quadro della città, dopo aver lottizzato ogni singolo bando di gara, il PD si sveglia e decide che è giunto il momento di mettere all’indice non tanto il sindaco della capitale – sarebbe quasi comprensibile se l’opposizione in Consiglio si comportasse come tale – quanto piuttosto CasaPound Italia.

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