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Ecco il teso integrale dell’intervista al responsabile culturale di CasaPound Italia realizzata da una giornalista dell’International Business Times di New York a proposito della conferenza “Nessuno Tocchi La Siria” in programma per il prossimo 3 maggio, presso la sede di Cpi, alla presenza di rappresentanti siriani. Questo colloquio è stato utilizzato per costruire l’articolo disponibile qui, in cui le tesi di Cpi vengono riportate in modo parziale e frammentario.

Quali sono le ragioni di CasaPound per sostenere il governo di Assad, nonostante l’opinione pubblica?

 

In verità non so cosa sia quest’entità misteriosa, “l’opinione pubblica”… Esiste il sistema dei mass media, che è tutt’altra cosa e che effettivamente dà una versione univoca dei fatti, ma non credo che tutti gli italiani abbocchino alle goffa disinformazione in atto sull’argomento. Comunque CasaPound sostiene Assad per tre motivi: a) perché è il leader legittimo di uno Stato sovrano le cui sorti non devono essere decise da un manipolo di tagliagole qaedisti pagati dalle potenze occidentali e dagli emirati feudali della zona, ovvero la «forza terroristica, ostile a ogni mediazione» denunciata da Kofi Annan, l’inviato speciale delle Nazioni Unite; b) perché è l’esponente di un filone politico, quello baathista, che è socialnazionale, modernizzatore e per quanto possibile “laico”, cioè tollerante verso le altre fedi e ostile al fondamentalismo. Lo stato sociale e le strutture pubbliche siriane non hanno paragone con quelle della maggior parte dei Paesi del Vicino Oriente; c) perché la Siria è oggi la vittima designata di un disegno criminoso e difenderla è un dovere morale, prima che politico. Le schiere del Bene sono sempre troppo affollate, per i nostri gusti…

di Giuseppe Maneggio

 

La crisi del debito è uno di quegli aspetti critici dell’economia di cui si parla confusamente e con scarsa propensione a far comprendere ad un vasto pubblico ciò che invece su scala planetaria sta ammorbando interi continenti come l’Europa e vaste arie del pianeta come il nord America, l’India e il Giappone.

Cercheremo in questa sede di chiarire e dare un filo conduttore a tutta una serie di dati, notizie e dichiarazioni di economisti e politici, che nei media vengono offerti in maniera frammentaria e informe, convinti che la vera questione legata alla crisi verta più sull’aspetto dei debiti sovrani che non su quella dell’euro.

 

Alla fine arrivò Cipro. Curioso, dato che il paese non figurava all’interno dei cosiddetti Pigs. O meglio: Piigs. A meno di non voler aggiungere una “C”, ma di qui a qualche tempo la definizione dovrebbe includere un po’ tutti i paesi Europei e diventerebbe ridondante.

Facciamo un passo indietro. Cipro entra nella zona euro nel 2007 e vive un periodo di sviluppo fino all’anno successivo, quando viene investita dalla crisi finanziaria internazionale. L’anno successivo l’impatto si smorza fino a riprendere una crescita nel 2011. Questo arco temporale coincide anche con una sostanziale evoluzione del debito pubblico, che oscilla fino a toccare circa l’80% del Pil. Non una cifra-monstre, dato che siamo su livelli paragonabili a quelli della (presunta) austera Germania. Tra la fine del 2012 e del 2013 emergono, tuttavia, i problemi che si manifestano nel marzo di quest’anno portando il paese sull’orlo del baratro.

La dittatura della legislatura

“A chi hai votato non puoi togliere il “mi piace” per cinque anni: lo avevi letto il disclaimer?”

 

Il grande pareggio di cui parlavamo in campagna elettorale è puntualmente arrivato. Ora naturalmente il problema è l’ingovernabilità. La prima incognita sono i deputati e senatori grillini, che potrebbero vendersi ad un governo Bersani. Del resto tutti i deputati a 5 stelle si sono conosciuti fra loro solo da pochi giorni, a parte quelli che sono imparentati: il movimento liquido non si ferma con le mani, lo scopriranno anche Grillo e Casaleggio.

Il voto utile: tra conservazione e rinnovamento

L’articolo è stato pubblicato in «Occidentale», febbraio 2013.

Alle elezioni politiche del 2008, dopo l’esperienza cialtronesca e fallimentare della banda Prodi al governo, ci fu un punto che mise tutti quanti d’accordo, Pd e Pdl: l’appello al «voto utile». Caduta tra fischi e pernacchie l’eterogenea e traballante coalizione prodiana, si respirava infatti nell’aria una tremenda voglia di stabilità, la formazione di un dicastero non ricattabile da partitini e partitucoli che, forti magari finanche del’1%, erano però in grado di mandare a casa tutti, con tanto di baracca e burattini. Il fenomeno, peraltro, aveva raggiunto picchi di notevole patetismo, visto che il «Professore», per ottenere la maggioranza al senato, era costretto a ricorrere continuamente ai senatori a vita e a quelli eletti all’estero, tanto che divenne famoso l’altrimenti ignoto Luigi Pallaro, senatore italo-argentino in quota Unione, che, al momento della verità, fece cadere er Mortazza decidendo, invece di dargli la fiducia a Palazzo Madama, di restarsene in panciolle a Buenos Aires.

E fu subito Regime: il fascismo e la marcia su Roma

L’articolo è stato pubblicato in «Occidentale», gennaio 2013. È stata recentemente pubblicata l’ultima opera dello storico Emilio Gentile, E fu subito regime: il fascismo e la marcia su Roma (Laterza, pp. 336, € 18). Gentile, uno dei massimi storici del fascismo, affronta così una vicenda su cui sono stati versati fiumi d’inchiostro e su cui [...]

“Il mio amico Pound ha ragione”

«“Ma qvesto”, disse il Duce, “è divertente” afferrando il punto prima degli esteti».   L’incipit del canto 41 in cui Ezra Pound rievoca il suo incontro con Benito Mussolini (the Boss, nella versione originale) avvenuto esattamente 80 anni fa costituisce da sempre un vero rompicapo per gli storici e i letterati. Se la “v” in [...]

Lo Hobbit: un’ambiguità di fondo

L’articolo è stato pubblicato in «Occidentale», gennaio 2013. Il 13 dicembre scorso è arrivato nelle sale italiane Lo Hobbit: un viaggio inaspettato (Warner Bros), il primo atto della prevista trilogia dedicata all’omonima opera di J. R. R. Tolkien. Il regista è, anche questa volta, Peter Jackson, il quale aveva già in precedenza curato la trilogia [...]

Europa senza energia

Che fosse un’Europa poco energica, incapace di affermarsi nel nuovo contesto cosiddetto multipolare, era noto. Che fosse un’Europa poco “energetica”, anche. Che ne desse dimostrazione addirittura rivendicandolo, sembra sfiorare il ridicolo. Eppure Gunther Oettinger, commissario UE all’energia, deve averla presa proprio sul serio. Il tema è l’ormai annoso problema del costo dell’energia, con l’Europa a [...]