Giorni di cambiamenti, speranze, campagne d’odio e delusioni in un’Europa ancora e sempre spazzata dal vento forte di una crisi alla quale nessuno continua a saper far fronte. Vediamo allora di orientarci negli scossoni che hanno attraversato Atene e Parigi.
1. In Francia finisce l’era Sarkozy. Come uno uomo di tale mediocrità e arroganza abbia potuto segnare un’epoca in una nazione dal così forte pedigree sovranista resta un mistero. Nicolas Sarkozy resterà agli annali come uno dei presidenti francesi più “americani”, colui che ha mandato in soffitta l’asse Parigi-Berlino-Mosca che tante speranze aveva suscitato qualche anno fa, per sostituirlo con uno squallido direttorio mercantile franco-tedesco, l’ibrido antiestetico “Merkozy”. Di lui ricorderemo la relazione con un’ex modella botulinica, sfortunatamente di passaporto italiano, il fatto di averci riso in faccia in mondovisione, l’aver fatto ritoccare con photoshop le proprie “maniglie dell’amore” su alcune riviste che pubblicavano foto delle sue vacanze, una conferenza stampa tenuta probabilmente da sbronzo, l’aggressione proditoria alla Libia con tanto di zizzania creata ad arte fomentando sedicenti “ribelli” ben finanziati e istruiti, la scalata riuscita a gran parte del patrimonio industriale italiano nell’indifferenza e/o complicità del passato governo italiota e l’ostinazione suicida con cui ha perseguito la politica dell’arco costituzionale anti-Le Pen. Questa destra prepotente e impreparata merita di andare a casa senza rimpianti. E non solo a Parigi.